Noi crediamo che:

Il potenziale di raccolta fondi può esprimersi pienamente solo lavorando anche sul modello complessivo di attività della organizzazione, sul pieno coordinamento delle dinamiche della struttura: dalla strategia alla operatività, dall’avere un board consapevole alle possibilità per le front line operative di essere pienamente supportati da tutta l’organizzazione.

La raccolta fondi non è una attività satellite, ma in quanto azione che chiede “investimenti all’esterno”, rappresenta la massima sintesi dei punti di forza associativi, e risente al massimo grado delle debolezze dell’intera struttura.

Siamo in tanti a fare le stesse cose. Siamo in tanti ad avere cause che si assomigliano, ed anche lo sviluppo della raccolta fondi rischia di essere un processo “piatto”, uguale per tutti, che non valorizza in pieno le singole potenzialità.

Noi crediamo che lo sviluppo vero della sostenibilità per le organizzazioni (che non è raggiungere il budget ogni anno) sia avviare processi che “nascano e si autosostengano sulla base delle caratteristiche distintive” che vanno individuate come asset strategici, che nascono dalla attenta valutazione delle realtà della organizzazione, e non dal semplice guardare alle best practices.

Per noi lo sviluppo della raccolta fondi è legato a doppio filo alla “natura” della organizzazione, intesa come modello di attività complessiva, come processi tra le persone e le aree, come capacità di assorbire le innovazioni e non solo di “portarle in casa”.